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Road Atlanta sotto la lente: le colline della Georgia, le esse veloci e la Petit Le Mans

A circa un'ora di strada a nord-est di Atlanta, tra pinete e dolci colline, sorge uno dei circuiti stradali più rispettati del Nord America. Road Atlanta, a Braselton, in Georgia, è un nastro d'asfalto di 2,54 miglia — circa 4,09 chilometri — con dodici curve che seguono fedelmente il terreno naturale, con dislivelli che la televisione appiattisce e le fotografie non rendono mai davvero. Dal 1998 ospita la Petit Le Mans, la gara di durata di dieci ore che ha ridisegnato l'endurance americana, e le sue esse in discesa restano uno dei banchi di prova ad alta velocità più temuti e amati del motorsport.

Dove si trova e perché conta

Quando Road Atlanta aprì i battenti nel 1970, i costruttori fecero una scelta destinata a segnarne il carattere per sempre: invece di spianare il terreno, lasciarono che il tracciato seguisse le ondulazioni della campagna della Georgia settentrionale. La pista sale, scende e si inclina assecondando le colline, ed è proprio per questo che i piloti la paragonano più volentieri ai grandi tracciati europei che a molti impianti americani suoi contemporanei. Il grande motorsport arrivò quasi subito: già nella primissima stagione le fragorose vetture della Can-Am fecero tappa a Braselton. Nei decenni successivi il circuito divenne un punto fermo delle corse professionistiche per vetture sport, senza mai perdere il legame con la base: dal 1970 al 1993 lo Sports Car Club of America vi organizzò le Runoffs, le finali nazionali dell'automobilismo amatoriale. Per oltre vent'anni, quindi, i migliori piloti di club degli Stati Uniti si giocarono i titoli proprio su queste dodici curve. Poche piste americane possono vantare un simile pedigree popolare accanto a un calendario professionistico di livello mondiale.

Un giro di pista

Un giro di Road Atlanta è breve per gli standard dell'endurance, ma di una densità straordinaria. Subito dopo il traguardo la pista sale verso la curva 1, un destrorso in salita dove si risolvono i duelli in scia del rettilineo principale. La strada valica poi un dosso e precipita nelle esse, la sequenza in discesa che ha costruito la fama del circuito. Segue una porzione più lenta e guidata, dove contano le frenate e la trazione più del coraggio aerodinamico, prima dell'imbocco del lungo rettilineo posteriore. Sotto la gestione di Don Panoz, alla fine degli anni Novanta, in fondo a quel rettilineo venne inserita una chicane per contenere le velocità: da allora il complesso delle curve 10a e 10b è la principale zona di sorpasso. Poi arriva il finale che rende Road Atlanta inconfondibile: la pista risale verso un dosso cieco, passa sotto il celebre ponte e si getta in discesa attraverso la curva 12 verso il rettilineo d'arrivo. Affrontare quell'ultima curva a velocità da gara, con il muretto dei box che aspetta in fondo alla collina, è uno dei gesti di coraggio più autentici delle corse americane.

Le esse: velocità e coraggio

Chiedete a un pilota che cosa renda speciale Road Atlanta e la risposta comincerà quasi sempre dalle esse. A partire dalla curva 3 la pista si snoda in rapidi cambi di direzione in discesa, con l'inclinazione dell'asfalto che muta sotto la vettura mentre la strada scivola via. Con un prototipo moderno o una GT ben assettata gran parte del tratto si percorre quasi in pieno, ma il margine d'errore è minimo, le vie di fuga sono contate e una vettura entrata leggermente fuori traiettoria combatterà contro la fisica fino in fondo alla discesa. Il fascino delle esse sta nel fatto che premiano il ritmo, non l'aggressività: i più veloci raccontano di piazzare la macchina al millimetro in cima e poi di lasciare che la sequenza si svolga da sola, con ogni corda che prepara la successiva. Nel traffico della Petit Le Mans, quando i prototipi piombano sulle GT più lente con differenze di velocità enormi, le esse diventano un gioco di fiducia tra sconosciuti. Percorrerle pulite, giro dopo giro, di notte, sotto la pioggerella o con il sole radente negli occhi: ecco perché i piloti ne parlano con la stessa reverenza riservata alle grandi curve d'Europa.

La Petit Le Mans

L'identità moderna di Road Atlanta nasce nel 1998, per iniziativa di Don Panoz. L'imprenditore, proprietario del circuito dal 1996, creò la Petit Le Mans: una piccola Le Mans in terra di Georgia, organizzata in collaborazione con l'Automobile Club de l'Ouest, l'ente che gestisce la 24 Ore di Le Mans. Il formato fu originale fin dall'inizio: 1.000 miglia oppure dieci ore, a seconda di quale limite venga raggiunto per primo. Abbastanza lunga da richiedere una vera strategia di durata, abbastanza compatta da potersi vivere in un solo giorno a bordo pista. La prima edizione, nell'ottobre del 1998, superò ogni aspettativa: attirò iscritti internazionali di primo piano e dimostrò che negli Stati Uniti esisteva un pubblico per l'endurance in stile Le Mans. Su quel successo Panoz costruì l'American Le Mans Series, nata nel 1999 con Road Atlanta come casa spirituale. Per quindici stagioni la ALMS portò a Braselton prototipi ufficiali e programmi GT da tutto il mondo, e la Petit Le Mans divenne un appuntamento attorno al quale i costruttori pianificavano intere stagioni.

Dalla Can-Am all'IMSA: mezzo secolo di corse

Quando, prima della stagione 2014, l'American Le Mans Series e la Grand-Am si fusero riunendo l'endurance americana sotto la bandiera IMSA, la Petit Le Mans non perse peso: divenne la corona. Oggi la gara chiude ogni autunno la stagione dell'IMSA WeatherTech SportsCar Championship ed è una delle classiche del Michelin Endurance Cup. I titoli di più classi si decidono regolarmente nell'ultima ora, a volte negli ultimi minuti, sotto i riflettori della notte georgiana. Anche il circuito porta ormai il nome del costruttore di pneumatici: dal 2019 si chiama ufficialmente Michelin Raceway Road Atlanta. Per i piloti la Petit Le Mans è un esame di intensità rara — dieci ore su un giro che un prototipo moderno completa in poco più di un minuto significano centinaia di passaggi, traffico costante e nessuna pausa per respirare. Per i tifosi significa che l'intera gara si svolge a distanza di passeggiata, dalla curva 1 alle colline che dominano le esse.

Consigli per chi va a vederla

Ridurre Road Atlanta a un solo fine settimana di ottobre sarebbe ingeneroso. Le moto fanno parte della sua storia da tempo: l'élite del Superbike americano si è misurata per anni con gli stessi dossi e le stesse discese che mettono alla prova i piloti dell'endurance — su due ruote, forse, uno spettacolo ancora più vivido. A questo si aggiunge un calendario fitto di gare di club, track day, scuole di guida ed eventi storici che tengono vivo l'impianto quasi tutto l'anno. Questa accessibilità conta: a differenza di certi templi che vivono di un solo grande evento, Road Atlanta resta una pista che gli appassionati comuni possono davvero guidare, e molti amatori descrivono il primo giro lanciato nelle esse come un'esperienza che cambia la prospettiva. Anche chi guarda dalla collina è fortunato: poiché il tracciato occupa pendii naturali, da un solo punto panoramico si seguono più curve contemporaneamente — una rarità nei circuiti moderni, dominati da terreni piatti e tribune.

Sulla mappa

Road Atlanta è solo un punto in un panorama motoristico molto più vasto, in Georgia, nel Sud degli Stati Uniti e nel mondo. Per vedere con precisione dove sorge il circuito di Braselton e scoprire piste, speedway e destinazioni di motorsport nei dintorni, aprite la nostra mappa interattiva. Uno zoom sul sud-est degli Stati Uniti rivela una regione straordinariamente ricca di storia delle corse — con le esse veloci di Road Atlanta proprio al centro.