Brands Hatch: viaggio nell'anfiteatro naturale del Kent
Ci sono circuiti che si riconoscono al primo sguardo, e Brands Hatch è uno di questi. A sud-est di Londra, accanto al villaggio di West Kingsdown nella contea del Kent, la campagna inglese si apre all'improvviso in una grande conca verde. È lì dentro che corre la pista, disegnata seguendo le pieghe del terreno invece di appiattirle. Già alla prima curva, la celebre Paddock Hill Bend, l'asfalto sprofonda verso il fondo della valle mentre il pubblico osserva tutto dai pendii erbosi che circondano quasi ogni tratto del tracciato. Poche sedi al mondo sanno unire in questo modo paesaggio, velocità e spettatori, e nessuna lo fa con la stessa naturalezza di questo angolo d'Inghilterra.
Un anfiteatro scolpito dalla natura
Il cuore di Brands Hatch occupa una profonda depressione naturale tra le colline delle North Downs. I pendii che circondano il rettifilo di partenza, la Paddock Hill Bend e il tornante di Druids salgono ripidi come le gradinate di un teatro antico: da qui nasce la definizione di anfiteatro naturale, ormai inseparabile dal nome del circuito. Per chi guarda, il vantaggio è enorme: da un solo punto del pendio si domina più di metà del tracciato corto, seguendo le vetture che si tuffano nella conca, risalgono la collina verso il tornante e tornano giù verso il fondovalle. Per chi guida, la conformazione del terreno cambia ogni riferimento: non esiste praticamente un metro di pista davvero piatto. Il rettilineo dei box, intitolato a Jack Brabham, scende già verso la prima curva; la salita verso Druids è una rampa vera; la discesa della Graham Hill Bend riporta le macchine nel punto più basso dell'impianto. A Brands Hatch il dislivello non è un dettaglio scenografico: è l'essenza stessa del posto. Non a caso gli appassionati più fedeli arrivano presto nei giorni di gara per assicurarsi un posto sul crinale sopra la Paddock Hill Bend: chi ci ha trascorso un pomeriggio capisce perché in tanti considerano Brands Hatch l'impianto più suggestivo della Gran Bretagna. Sul tracciato corto, del resto, bastano pochi istanti perché il gruppo torni a sfilare davanti al pubblico, e i momenti vuoti praticamente non esistono.
Dall'erba all'asfalto
Prima dell'asfalto ci fu l'erba. Nel periodo tra le due guerre questa conca agricola attirò prima i ciclisti e poi i motociclisti, conquistati dalla morbidezza dei suoi pendii. Negli anni Trenta le corse motociclistiche su prato divennero un appuntamento fisso, con il pubblico sistemato sulle alture a osservare le sfide nel catino. Dopo la Seconda guerra mondiale arrivò la svolta: nel 1950 sul fondo della valle venne steso un anello d'asfalto lungo circa un miglio, dalla caratteristica forma a fagiolo, e Brands Hatch divenne un circuito permanente. Curiosamente, le prime gare si correvano in senso antiorario. Nel 1954 il senso di marcia fu invertito, adottando la configurazione oraria ancora in uso, e in cima alla collina venne aggiunto lo stretto tornante di Druids: il tracciato corto aveva trovato la forma che conserva ancora oggi. Da quel terreno agricolo, dove secondo la tradizione locale si coltivavano anche funghi, era nato uno dei templi del motorsport britannico.
Paddock Hill Bend, la curva simbolo
Ogni grande circuito ha la sua curva manifesto, e a Brands Hatch è la prima. La Paddock Hill Bend è un curvone destrorso veloce il cui punto di corda si nasconde dietro un dosso: dall'abitacolo il pilota, semplicemente, non vede dove sta andando. Bisogna impostare la traiettoria proprio mentre la pista sprofonda, accettare che l'aderenza diminuisca in piena discesa e poi assorbire la violenta compressione quando il tracciato si raddrizza sul fondo della conca, prima di risalire verso Hailwood Hill e il tornante di Druids. Interpretata bene, la curva lancia la vettura in salita come una fionda; sbagliata, spedisce l'imprudente nella via di fuga esterna. Generazioni di piloti, dal debuttante delle gare di club al campione del mondo, l'hanno descritta come una delle pieghe più impegnative della Gran Bretagna. E per il pubblico assiepato sui pendii lo spettacolo è continuo: le macchine spuntano sul dosso, si tuffano nel catino e si vedono letteralmente schiacciare sulle sospensioni, tutto nel giro di pochi secondi.
Circuito Indy e circuito Grand Prix
Brands Hatch è in realtà due circuiti in uno. Il tracciato Indy, lungo circa 1,2 miglia, resta quasi interamente dentro l'anfiteatro: corto, intenso, perfetto per gare combattute in cui il gruppo rimane sempre sotto gli occhi degli spettatori. Il tracciato Grand Prix, utilizzato per la prima volta nel 1960, aggiunge un lungo anello che esce dalla conca dopo la curva Surtees e si addentra nei boschi: la picchiata di Pilgrim's Drop, i curvoni veloci di Hawthorn e Westfield, l'avvallamento isolato di Dingle Dell, poi il ritorno attraverso la Sheene Curve e Stirlings fino a ricongiungersi al tracciato corto a Clearways. Tra gli alberi il circuito cambia volto: le curve si allungano, il ritmo si fa più fluido, la sensazione di velocità cresce. La toponomastica, poi, è un albo d'oro del motorsport britannico: le curve rendono omaggio a Jim Clark, John Surtees, Mike Hawthorn, Graham Hill, Jack Brabham, Mike Hailwood e Barry Sheene. Completare un giro di Brands Hatch significa attraversare, nel senso più letterale, la storia delle corse. Per gli organizzatori questa doppia natura è una fortuna: le gare sprint con tanto traffico trovano nel tracciato Indy il palcoscenico ideale, mentre le corse più lunghe e le categorie più veloci esaltano l'anello Grand Prix, così che un fine settimana sulla configurazione corta ha un sapore completamente diverso da uno sulla lunga.
Gli anni della Formula 1
Per oltre due decenni Brands Hatch è stato ai vertici assoluti dello sport. Dal 1964 il circuito ospitò il Gran Premio di Gran Bretagna in alternanza con Silverstone; la prima gara valida per il campionato del mondo disputata nella conca del Kent fu vinta da Jim Clark su Lotus. Negli anni Sessanta, Settanta e Ottanta folle enormi riempirono i pendii dell'anfiteatro per vedere i migliori piloti di ogni epoca sfidare la Paddock Hill Bend al volante delle monoposto di Gran Premio. A metà degli anni Ottanta la pista accolse anche il Gran Premio d'Europa, e fu proprio lì, nell'edizione del 1985, che Nigel Mansell colse la prima vittoria della sua carriera in Formula 1, davanti al pubblico di casa. Mansell si impose anche nell'ultima visita della massima serie, il Gran Premio di Gran Bretagna del 1986, dopo il quale la corsa si stabilì definitivamente a Silverstone. Il circuito rimase comunque un palcoscenico internazionale, ospitando l'endurance mondiale, il motociclismo di vertice e innumerevoli eventi di primo piano.
Brands Hatch oggi
Tutto tranne che un museo: dal 2004 l'impianto appartiene a MotorSport Vision, la società guidata dall'ex pilota di Formula 1 Jonathan Palmer, ed è tra i circuiti più utilizzati della Gran Bretagna. Il campionato turismo britannico BTCC vi fa tappa per tradizione, sfruttando nel corso della stagione sia il tracciato Indy sia quello Grand Prix, mentre il campionato britannico Superbike regala regolarmente sulle colline del Kent alcune delle sue gare più spettacolari. I festival storici riportano nell'anfiteatro le monoposto e le vetture sport del passato, le corse dei camion fanno tremare il catino e, nei giorni feriali, la pista vive di track day, esperienze di guida e gare di club. L'anfiteatro naturale, intanto, continua a fare ciò che ha sempre fatto: raccogliere il pubblico sui pendii e offrirgli una visuale sulle corse che nessun circuito pianeggiante può eguagliare.
Sulla mappa
Brands Hatch è solo uno dei tanti puntini tra le migliaia di circuiti, ovali e impianti motoristici che puoi esplorare sulla nostra mappa interattiva. Fai zoom sul sud-est dell'Inghilterra per scoprire quanto la conca sia vicina a Londra, poi allarga la visuale per confrontare la pista con gli altri grandi teatri del motorsport britannico e mondiale. Ogni luogo rimanda alla propria scheda: la mappa è il punto di partenza ideale per organizzare una trasferta a bordo pista o per viaggiare con la fantasia.