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Long Beach: viaggio nel grande circuito cittadino della California

Ogni primavera le strade del centro di Long Beach, in California, scambiano il traffico dei pendolari con l'urlo dei motori IndyCar. Quella che nel 1975 era una scommessa improbabile su una città costiera in declino è diventata la corsa su strade cittadine più longeva del Nord America: un evento che è sopravvissuto al divorzio dalla Formula 1, alla guerra fratricida delle monoposto americane, a una pandemia globale e a mezzo secolo di mode che cambiano. Il Gran Premio di Long Beach non è semplicemente una gara su strade chiuse al traffico; è il modello che quasi ogni evento cittadino americano venuto dopo ha cercato di copiare, quasi sempre senza riuscirci.

L'idea folle di un agente di viaggi

La corsa esiste grazie a Chris Pook, un britannico che all'inizio degli anni Settanta si era stabilito a Long Beach, dove gestiva un'agenzia di viaggi. La città soffriva allora di un'immagine sbiadita: l'epoca d'oro della località balneare era lontana, e l'attrazione più famosa era il transatlantico in pensione Queen Mary, ormeggiato in modo permanente nel porto. Pook guardò i larghi viali del centro e il lungomare, e vide ciò che nessun altro vedeva: una Monaco americana. Convinse l'amministrazione comunale che una gara cittadina poteva mettere Long Beach sulla mappa del mondo e, nonostante un notevole scetticismo, ottenne i permessi. Nel settembre 1975 una gara di Formula 5000, vinta dall'espertissimo Brian Redman, servì da prova generale. Le barriere ressero, il pubblico arrivò numeroso e i piloti confermarono che quel tracciato stretto, imprigionato tra i muri, era una sfida autentica. Pook alzò subito il tiro: la Formula 1.

Otto stagioni di Formula 1

Dal 1976 al 1983 Long Beach ospitò il Gran Premio degli Stati Uniti Ovest, regalando all'America due gare di Formula 1 all'anno accanto a Watkins Glen. Clay Regazzoni dominò la prima edizione del 1976 con la Ferrari, e un anno dopo Mario Andretti firmò con la Lotus una popolarissima vittoria di casa. Gilles Villeneuve vinse per la Ferrari nel 1979, nel pieno della sua ascesa, Nelson Piquet si impose nel 1980, e nel 1982 trionfò Niki Lauda con la McLaren, a poche gare dal suo ritorno dal ritiro. Il risultato più celebre arrivò per ultimo: nel 1983 John Watson risalì dal ventiduesimo posto in griglia fino alla vittoria con la McLaren — ancora oggi nessun pilota ha vinto una gara valida per il mondiale di Formula 1 partendo da più indietro. Dietro lo spettacolo, però, i conti non tornavano più. Le tasse di iscrizione richieste dalla Formula 1 crescevano vertiginosamente, e Pook concluse che a quelle condizioni l'evento non poteva sopravvivere. Dopo la gara del 1983, le strade di Long Beach e della Formula 1 si separarono.

La svolta che creò un classico

Per il 1984 Pook firmò con la CART, il principale campionato americano di monoposto, e il tempismo si rivelò perfetto. Mario Andretti vinse la prima gara dell'era IndyCar, aggiungendola al successo in Formula 1 del 1977, e l'evento trovò il suo pubblico naturale: tifosi americani, squadre americane e un paddock che considerava Long Beach la vetrina non ufficiale della propria stagione. La Toyota divenne title sponsor nel 1980 e lo rimase per quasi quattro decenni, un legame così lungo che molti appassionati parlano ancora istintivamente di Toyota Grand Prix; dal 2019 la corsa si chiama Acura Grand Prix of Long Beach. L'evento superò l'aspra scissione tra CART e IRL, disputò nel 2008 la sua ultima edizione targata Champ Car ed entrò nel 2009 nella IndyCar Series riunificata. Nel 2025 ha celebrato la cinquantesima edizione, un traguardo che nessun'altra gara cittadina del continente può nemmeno avvicinare.

Leggere il tracciato

Il layout attuale misura poco meno di due miglia — circa 3,2 chilometri — e concentra undici curve negli isolati intorno al Long Beach Convention Center. Il tratto simbolo è Shoreline Drive, un lungo rettilineo leggermente curvo che corre lungo il mare, funge da rettifilo di partenza e rappresenta la principale zona di sorpasso in staccata verso la stretta curva 1. Da lì la pista si infila in una sequenza costruita attorno alla fontana ornamentale della città, un settore veloce e tecnico dove un errore di ritmo si paga fino in fondo al rettilineo successivo. La parte finale del giro passa davanti all'Aquarium of the Pacific prima di stringersi nel celebre tornantino, una delle curve più lente dell'intera stagione IndyCar, che rilancia le vetture su Shoreline Drive. Come ogni vero circuito cittadino, Long Beach punisce l'imprecisione: i muri sono vicinissimi, l'asfalto è sconnesso e attraversato da segnaletica orizzontale e tombini, e le vie di fuga praticamente non esistono. Gli ingegneri inseguono un compromesso — una vettura abbastanza morbida da assorbire i dossi, ma abbastanza rigida da restare reattiva nei rapidi cambi di direzione — mentre i piloti costruiscono il ritmo giro dopo giro, man mano che la gomma si deposita sulla traiettoria ideale.

I re della spiaggia

Nessun pilota ha dominato Long Beach come Al Unser Jr. Tra la fine degli anni Ottanta e la metà degli anni Novanta vinse qui sei volte, guadagnandosi il soprannome di King of the Beach e un posto permanente nella mitologia dell'evento. Il nome Andretti è radicato quasi altrettanto in profondità: Mario vinse sia in Formula 1 sia in IndyCar, e il figlio Michael aggiunse i propri successi negli anni della CART. Nell'era moderna Alexander Rossi ha firmato due vittorie dominanti consecutive nel 2018 e nel 2019, dimostrando che il circuito premia ancora il pilota capace di controllare un intero fine settimana. La ricetta per vincere è rimasta sorprendentemente stabile attraverso le epoche: la qualifica è decisiva, perché sorpassare è difficile e le occasioni si concentrano quasi tutte in curva 1; la posizione in pista decide la maggior parte delle gare. Le neutralizzazioni possono stravolgere la strategia in un attimo, e a vincere è spesso la squadra che legge meglio il ritmo delle bandiere gialle, mentre il suo pilota tiene la macchina a pochi centimetri dal cemento, giro dopo giro.

Molto più di una sola gara

Parte della longevità di Long Beach sta nel fatto che non è mai stata soltanto una gara IndyCar. Il weekend moderno è un festival del motorsport su ruote: le classi regine dell'IMSA disputano una gara sprint sulle stesse strade, le vetture della Formula Drift avvolgono i palazzi nel fumo degli pneumatici e le auto storiche riportano su Shoreline Drive il suono delle epoche passate. Per decenni la gara Pro/Celebrity ha messo attori e atleti al volante di vetture identiche, generando titoli ben oltre le pagine sportive. Persino la Formula E è passata di qui, schierando le sue monoposto elettriche su una versione accorciata del tracciato nel 2015 e nel 2016. Il risultato è uno degli appuntamenti più frequentati del calendario IndyCar, con l'atmosfera di una festa di paese innestata su un evento di livello mondiale: il porto, le palme e i viali del centro congressi, tutto racchiuso dentro le recinzioni del circuito.

Una città trasformata

La corsa ha ripagato Long Beach molte volte. Il lungomare trasandato che Pook percorreva negli anni Settanta è stato ricostruito proprio attorno agli isolati che il circuito utilizza: il centro congressi, l'acquario, il porto turistico e un centro città fatto di alberghi e ristoranti che nelle settimane di gara fanno il tutto esaurito. Le autorità cittadine hanno rinnovato più volte il contratto dell'evento, perché il Gran Premio funziona come uno spot televisivo di tre giorni per la città stessa. Questa resilienza fu messa alla prova nel 2020, quando la pandemia impose la prima cancellazione dopo decenni; la gara tornò nel settembre 2021 come finale di stagione, prima di riprendere il suo posto tradizionale di aprile. Cinquant'anni dopo, la scommessa di un agente di viaggi locale appare come una delle intuizioni più brillanti della storia del motorsport americano.

Sulla mappa

Long Beach è solo un punto in una costellazione mondiale di circuiti cittadini, autodromi permanenti e ovali. Apri la mappa interattiva per vedere dove sorge il circuito sulla costa della California meridionale, poi allarga lo sguardo per seguire il resto del calendario IndyCar, oppure attraversa l'Atlantico e confrontalo con i tracciati cittadini d'Europa. Ogni impianto sulla mappa rimanda alla propria scheda dettagliata: perfetto per pianificare un viaggio all'insegna delle corse o semplicemente per esplorare il mondo del motorsport dallo schermo.