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Goodwood Motor Circuit: il circuito inglese dove il tempo si è fermato al 1966

Ci sono nomi che, messi in fila, raccontano da soli un'epoca intera del motorsport: Stirling Moss, che a Goodwood vinse la sua prima gara importante da adolescente e vi chiuse tragicamente la carriera; Mike Hawthorn, primo campione del mondo di Formula 1 britannico, cresciuto proprio su queste strade del Sussex; Bruce McLaren, che qui trovò la morte durante un collaudo. Il Goodwood Motor Circuit, poco a nord di Chichester, nel sud dell'Inghilterra, non è semplicemente una pista storica: è il luogo in cui la memoria delle corse britanniche si è depositata strato dopo strato, fino a diventare, con il Goodwood Revival, lo spettacolo di auto d'epoca più celebre del mondo.

Dalle Spitfire alle monoposto

Come molti autodromi britannici, Goodwood nasce dalla guerra. Sui terreni della tenuta dei duchi di Richmond sorse l'aeroporto militare RAF Westhampnett, campo satellite della celebre base di caccia di Tangmere. Durante la battaglia d'Inghilterra vi decollarono Spitfire e Hurricane, e fu da Westhampnett che nel 1941 il leggendario pilota britannico Douglas Bader partì per la missione da cui non tornò libero: abbattuto sopra la Francia, finì prigioniero.

Tornata la pace, Freddie March, nono duca di Richmond e già vincitore a Brooklands prima della guerra, capì che la strada perimetrale dell'aeroporto - quella su cui i caccia rullavano verso le piazzole di sosta - disegnava un anello veloce e scorrevole di circa 3,8 chilometri. Il 18 settembre 1948 il duca inaugurò il suo circuito con una delle primissime riunioni di gara dell'Inghilterra del dopoguerra. Tra i vincitori di quella giornata c'era un ragazzo di nome Stirling Moss, primo nella classe 500: l'inizio di un legame destinato a durare una vita.

Un tracciato d'altri tempi

Chi percorre oggi Goodwood capisce subito perché i piloti di ogni generazione ne parlano con rispetto. Non ci sono chicane artificiose né tornanti disegnati a tavolino: solo una sequenza di curve veloci e impegnative che non concede un attimo di tregua. Dopo il traguardo si affronta Madgwick, lungo destrorso a doppia corda da percorrere a velocità altissima; poi il curvone di Fordwater, che i più coraggiosi passano in pieno, e il tratto insidioso di St Mary's, dove la vettura non è mai davvero in equilibrio. La doppia curva di Lavant lancia le auto sul rettilineo omonimo, il punto più veloce del giro, prima della temibile Woodcote e della chicane davanti ai box che chiude il giro.

A differenza di tanti altri circuiti ricavati da aeroporti, piatti e anonimi, Goodwood ereditò dal paesaggio ai piedi delle South Downs un'ondulazione leggera e un ritmo naturale che lo rendono tutt'altro che banale. È un circuito che premia la pulizia di guida e punisce ogni sbavatura, con medie sul giro sorprendentemente alte per la sua lunghezza. Proprio questa velocità, come vedremo, ne avrebbe segnato il destino.

L'età dell'oro: Nine Hours e Tourist Trophy

Negli anni Cinquanta e nei primi anni Sessanta Goodwood fu uno dei cuori pulsanti del motorsport britannico. La Goodwood Nine Hours, corsa tre volte nella prima metà degli anni Cinquanta, portò le gare di durata nel crepuscolo del Sussex, con arrivi sotto i riflettori: uno spettacolo quasi esotico per l'Inghilterra dell'austerità. Ancora più prestigioso era il RAC Tourist Trophy, una delle corse più antiche del mondo, che dal 1958 al 1964 si disputò proprio qui. Stirling Moss lo vinse più volte, firmando al volante di Aston Martin e Ferrari alcune delle più grandi imprese della sua carriera con le vetture sport.

Accanto ai grandi appuntamenti c'erano i riti stagionali: la riunione del lunedì di Pasqua, con la Glover Trophy per vetture di Formula 1, apriva la stagione britannica, mentre i meeting di settembre la chiudevano. E poiché la famiglia Richmond ha sempre inteso le corse anche come festa mondana, il circuito coltivò fin dall'inizio quell'eleganza da tenuta di campagna che ancora oggi lo distingue da qualunque altro autodromo. Decine di migliaia di spettatori raggiungevano il Sussex in quei fine settimana, facevano picnic sui terrapieni lungo la pista e vedevano da vicino i migliori piloti dell'epoca: un motorsport ancora senza recinzioni, senza hospitality e senza regia televisiva.

I giorni più bui

La storia di Goodwood ha anche pagine dolorose. Il lunedì di Pasqua del 1962, durante la Glover Trophy, Stirling Moss uscì di pista ad altissima velocità con la sua Lotus: rimase in coma per settimane e, pur riprendendosi, decise di non tornare mai più alle corse di vertice. Il pilota più completo della sua generazione, il più grande campione senza titolo mondiale, chiuse la carriera sulla stessa pista dove l'aveva cominciata quattordici anni prima.

Otto anni dopo, il 2 giugno 1970, Bruce McLaren perse la vita a Goodwood durante i collaudi della sua McLaren M8D di Can-Am. Il circuito era ormai chiuso alle competizioni da anni, ma restava un'apprezzata pista di prova. La scomparsa del fondatore della scuderia che ancora oggi porta il suo nome, in un luogo tanto carico di storia, resta una delle ferite più profonde del motorsport.

1966: chiudere piuttosto che snaturarsi

L'ultima riunione di gara contemporanea si tenne nel 1966, e il motivo della chiusura, col senno di poi, merita ammirazione. Le vetture erano diventate troppo veloci per il tracciato, e i proprietari si rifiutarono di spezzarne il ritmo con chicane posticce o di soffocarlo dietro muraglie di barriere. Meglio nessuna gara che una pista tradita: questa fu la scelta. Per oltre trent'anni Goodwood visse in disparte, come pista di collaudo, mentre l'aerodromo accanto continuava la sua attività di volo.

Quella che nel 1966 sembrò una resa si rivelò la più grande fortuna nella storia del circuito: non essendo mai stato modernizzato, non fu mai rovinato. Goodwood attraversò i decenni intatto, con i box, il paddock e l'asfalto di un'altra epoca, conservato quasi per caso come un'istantanea degli anni Cinquanta.

Il Revival: la storia che torna in pista

La rinascita arrivò dalla stessa famiglia che aveva dato vita a tutto. Charles Gordon-Lennox, allora conte di March e oggi undicesimo duca di Richmond, nel 1993 aveva creato il Festival of Speed, spettacolare cronoscalata nel parco di Goodwood House. Nel settembre 1998, a cinquant'anni esatti dall'inaugurazione voluta dal nonno, riportò le corse sul circuito con il primo Goodwood Revival.

La formula è di una coerenza assoluta: sono ammesse soltanto auto e moto dei tipi che gareggiarono qui tra il 1948 e il 1966, e l'intera manifestazione è ambientata nell'epoca. Il pubblico veste abiti d'annata, il paddock è libero da sponsor moderni, e gare come la RAC TT Celebration, la St Mary's Trophy per berline storiche o la Barry Sheene Memorial Trophy per le moto vedono mezzi dal valore inestimabile guidati senza risparmio, spesso da professionisti e da ex campioni. Perfino i bambini corrono, con le macchine a pedali della Settrington Cup. Dal 2014, inoltre, il Members' Meeting primaverile ha riportato in vita la tradizione delle riunioni riservate ai soci. Goodwood non è un museo: è una pista viva, dove ogni settembre gli anni Sessanta tornano a correre davanti a una folla immensa.

Sulla mappa

Il Goodwood Motor Circuit si trova alle porte di Chichester, nel West Sussex, immerso nel verde ai piedi delle South Downs - ed è solo uno dei tanti segnaposto da scoprire. Apri la map interattiva per individuare con precisione il circuito, poi allarga lo sguardo: scoprirai la straordinaria densità di piste storiche dell'Inghilterra, dagli ex aeroporti come Silverstone agli ovali dello speedway. Ogni segnaposto racconta una storia; quella di Goodwood, semplicemente, va in scena in costume d'epoca.