Imola e l'Autodromo Enzo e Dino Ferrari: storia di un mito italiano
Per capire Imola non basta guardare un giro on board: bisogna camminare nel parco lungo il fiume Santerno, salire sulle colline che dominano la Rivazza, fermarsi davanti alla statua di Ayrton Senna nel verde accanto al Tamburello. L'Autodromo Enzo e Dino Ferrari è molto più di un impianto sportivo: è un pezzo di identità dell'Emilia-Romagna, la terra dei motori per eccellenza. Qui è nato il Gran Premio di San Marino, qui la Ferrari ha vissuto trionfi e tragedie davanti ai suoi tifosi, e qui la Formula 1 è tornata a correre dopo anni di assenza, ritrovando un tracciato che non assomiglia a nessun altro.
Nel cuore della Motor Valley
Imola sorge nel punto esatto in cui la pianura padana incontra le prime colline dell'Appennino, lungo la via Emilia. Non è un caso che proprio qui batta il cuore della cosiddetta Motor Valley: Ferrari a Maranello, Lamborghini a Sant'Agata Bolognese, Ducati a Borgo Panigale, Maserati a Modena e Pagani a San Cesario si trovano tutte a breve distanza dall'autodromo. In nessun'altra regione del mondo la cultura del motore è così radicata nella vita quotidiana, e il circuito di Imola ne è da decenni il palcoscenico naturale.
Questa vicinanza si sente in ogni weekend di gara. Quando la Formula 1 fa tappa sul Santerno, le tribune e i prati si tingono di rosso e l'evento assume i contorni di una festa popolare che coinvolge l'intera città. Ma l'autodromo vive tutto l'anno: gare nazionali, campionati internazionali, manifestazioni storiche, eventi motociclistici e giornate in pista si alternano su un tracciato che non è mai stato un monumento chiuso, bensì un impianto in piena attività.
Le origini in riva al Santerno
La storia comincia nei primi anni Cinquanta, quando l'Italia della ricostruzione scopre una passione travolgente per le corse. Lungo il fiume Santerno prende forma un circuito che debutta con le gare motociclistiche, disciplina fortissima da queste parti, per poi aprirsi rapidamente all'automobilismo con gare di Formula 1 fuori campionato che richiamano i grandi campioni dell'epoca. Negli anni Settanta la fama del tracciato cresce ancora grazie alla 200 Miglia di Imola, la corsa motociclistica che regalò alla Ducati una delle vittorie più celebri della sua storia.
Ciò che distingue Imola fin dalle origini è il rapporto con il paesaggio. Il tracciato non è disegnato su una pianura anonima: sale e scende seguendo il terreno naturale, si infila tra gli alberi del parco delle Acque Minerali, costeggia il fiume e ritorna a valle. I nomi delle curve — Tamburello, Tosa, Piratella, Acque Minerali, Rivazza — vengono dai luoghi stessi, e ancora oggi il pubblico segue le gare dai prati in collina, come in un anfiteatro naturale.
Un nome, due Ferrari
L'intitolazione dell'autodromo racconta una storia di famiglia e di dolore. Dino Ferrari, figlio di Enzo, era un giovane ingegnere di talento che collaborò allo sviluppo dei motori di Maranello prima di morire nel 1956, giovanissimo, a causa della distrofia muscolare. Enzo non si riprese mai del tutto da quella perdita e volle che il nome del figlio vivesse nei progetti della casa e nel circuito di Imola, a lui dedicato. Quando nel 1988 anche il Drake si spense, la denominazione fu completata: da allora l'impianto si chiama Autodromo Enzo e Dino Ferrari, in omaggio al padre e al figlio insieme.
Per la Scuderia, Imola è sempre stata una seconda casa. Maranello dista poco più di un'ora di strada, e per decenni il circuito ha ospitato prove, collaudi e trionfi in rosso. Il legame tra la pista, la famiglia Ferrari e il popolo dei tifosi è talmente stretto che parlare di Imola senza parlare di Ferrari è semplicemente impossibile: la storia dell'una si specchia in quella dell'altra.
Il Gran Premio di San Marino
Il debutto iridato arriva nel 1980, quando Imola ospita il Gran Premio d'Italia mentre Monza è in ristrutturazione. L'esperimento riesce così bene che dal 1981 il circuito ottiene una gara tutta sua: il Gran Premio di San Marino, intitolato con un colpo di genio alla vicina repubblica del Titano per permettere all'Italia di avere due prove nel mondiale. Per venticinque anni quella corsa apre tradizionalmente la stagione europea ed entra nell'immaginario collettivo degli appassionati.
Sono anni densi di storie. Nel 1982 la gara resta tristemente famosa per la rottura tra i ferraristi Gilles Villeneuve e Didier Pironi, un duello fratricida sugli ordini di scuderia che avvelenò le ultime settimane di vita del canadese. Seguono epoche di battaglie al limite del consumo di carburante, sorpassi entrati nella leggenda e vittorie rosse celebrate da folle oceaniche. L'ultima edizione si corre nel 2006, quando l'espansione globale della Formula 1 spinge il vecchio autodromo fuori dal calendario.
Il primo maggio 1994
Nessun racconto di Imola può evitare il weekend del Gran Premio di San Marino 1994. Il venerdì Rubens Barrichello esce illeso per miracolo da un incidente spaventoso. Il sabato l'austriaco Roland Ratzenberger perde la vita in qualifica alla curva Villeneuve. E la domenica, primo maggio 1994, Ayrton Senna, tre volte campione del mondo e simbolo assoluto della sua epoca, esce di pista al Tamburello mentre è al comando della gara e muore per le ferite riportate. È il fine settimana più buio della storia moderna della Formula 1, e l'Italia intera lo vive come un lutto nazionale.
Da quella tragedia nasce una rivoluzione della sicurezza che investe la costruzione delle monoposto, la protezione dei piloti, il disegno dei circuiti e i soccorsi medici. Anche Imola cambia volto: il Tamburello e la Villeneuve, un tempo curvoni da percorrere in pieno, diventano varianti. Oggi nel parco, a pochi passi dal punto dell'incidente, sorge la statua in bronzo dedicata a Senna, meta di un pellegrinaggio silenzioso che non si è mai interrotto: bandiere brasiliane, fiori e biglietti scritti a mano la circondano in ogni stagione dell'anno.
Il ritorno della Formula 1
Dopo il 2006 l'autodromo continua a vivere di Superbike, gare storiche e attività nazionale, ma il grande circus sembra un capitolo chiuso. La svolta arriva nel 2020, quando la pandemia costringe la Formula 1 a ridisegnare il calendario attorno all'Europa: Imola torna in scena con il neonato Gran Premio dell'Emilia-Romagna, e quella che doveva essere una soluzione d'emergenza conquista piloti e pubblico, guadagnandosi la conferma negli anni successivi. Nel 2023 la gara viene annullata all'ultimo momento per le disastrose alluvioni che colpiscono la regione, doloroso promemoria del legame tra il circuito e la sua valle.
La Formula 1, del resto, non è l'unica anima dell'autodromo. Gare di durata e GT, campionati nazionali, raduni motociclistici e grandi manifestazioni di auto storiche si alternano per tutto l'anno, e molti appassionati sostengono che il modo migliore per conoscere davvero il circuito sia proprio un normale weekend di gara: si passeggia nel parco, si sentono i motori riecheggiare tra gli alberi e ci si ritrova all'improvviso a bordo pista, in curve rese familiari da decenni di immagini televisive.
Il ritorno ha dimostrato una verità che i puristi sostenevano da sempre: un tracciato stretto, veloce e senza vie di fuga infinite sa ancora regalare emozioni vere, perché ogni giro di qualifica pesa come un macigno e ogni sbavatura si paga cara. Imola non è un reperto da museo: è una pista d'altri tempi che continua a correre nel presente.
Sulla mappa
L'Emilia-Romagna concentra in pochi chilometri una densità di luoghi del motorsport senza eguali: autodromi leggendari, musei aziendali, piste di collaudo. Per scoprire dove si trova esattamente l'Autodromo Enzo e Dino Ferrari e quali altri circuiti lo circondano, in Italia e nel resto del mondo, apri la nostra mappa interattiva. Cerca la valle del Santerno, segui il nastro d'asfalto dal Tamburello alla Rivazza e poi lasciati guidare verso la tua prossima meta a tutto motore.