← Torna al blog

Mobility Resort Motegi: viaggio nel regno Honda tra ovale e MotoGP

Tra le colline coperte di boschi della prefettura di Tochigi, un centinaio di chilometri a nord di Tokyo, sorge un impianto che non assomiglia a nessun altro al mondo. Il Mobility Resort Motegi, chiamato Twin Ring Motegi per i suoi primi venticinque anni di vita, fu inaugurato dalla Honda nel 1997 e racchiude due circuiti completi nello stesso comprensorio: un ovale da superspeedway di circa 2,4 chilometri, l'unico del Giappone, e una pista stradale di 4,8 chilometri che passa in galleria sotto l'anello nei punti in cui i due tracciati si incrociano. Dal 2004 quella pista stradale è la casa del Gran Premio del Giappone della MotoGP, appuntamento fisso d'autunno del Motomondiale e gara di casa per eccellenza dei costruttori giapponesi.

Nel cuore delle colline di Tochigi

Per capire Motegi bisogna partire dal territorio. Il complesso è letteralmente scolpito nei rilievi: per realizzarlo, a metà degli anni Novanta, la Honda dovette terrazzare interi versanti, spostare enormi quantità di terra e scavare gallerie per far convivere due piste che si attraversano senza mai toccarsi. Il risultato è un anfiteatro naturale immerso nel verde, lontano dalle grandi città, dove le tribune si affacciano su un paesaggio di boschi più che di capannoni. Questa posizione isolata, che rende il viaggio dei tifosi una piccola spedizione, è anche parte del fascino dell'evento: chi arriva a Motegi per il weekend del Gran Premio spesso campeggia in zona, e l'atmosfera che si respira somiglia più a un raduno che a una tappa qualsiasi del calendario.

Due anime, un solo impianto

Il nome originale, Twin Ring, raccontava tutto: due anelli, un solo impianto. Da una parte l'ovale a forma d'uovo, con curve di raggio diverso alle due estremità e sopraelevazione contenuta, costruito per portare in patria lo spettacolo delle monoposto americane di cui Honda era motorista. Dall'altra il circuito stradale da Gran Premio, con i suoi quattordici tratti tra curve e rettilinei. Nessun altro costruttore ha mai realizzato nulla di simile: un superspeedway in stile americano e una pista di livello mondiale fianco a fianco, sullo stesso terreno. Dal 1998 l'ovale ospitò la serie CART e in seguito la IndyCar Series, regalando al pubblico giapponese oltre un decennio di corse in stile Indianapolis. Il momento più celebre arrivò nell'aprile 2008, quando Danica Patrick vinse la Indy Japan 300 diventando la prima donna a conquistare una gara IndyCar nella storia.

Il terremoto e il silenzio dell'ovale

La parabola dell'ovale si chiuse in circostanze drammatiche. Il grande terremoto del Tōhoku, nel marzo 2011, colpì duramente la regione e danneggiò anche l'impianto: l'ultima gara IndyCar disputata in Giappone, nell'autunno di quell'anno, dovette trasferirsi sul circuito stradale. Poi la serie americana lasciò il Paese e l'anello rimase orfano del suo evento. Oggi l'ovale è ancora lì, integro e ben visibile, utilizzato saltuariamente per test e attività collaterali: un gigantesco monumento di cemento che abbraccia la pista stradale, ricordo tangibile del sogno americano di Honda e delle stagioni in cui le monoposto a stelle e strisce sfrecciavano tra le colline giapponesi.

Una pista disegnata per staccare

Il tracciato stradale di Motegi è l'esempio da manuale di circuito stop-and-go. Costretto dal terreno e dalla presenza dell'ovale, il disegno alterna rettilinei e curve lente o di media velocità, quasi senza curvoni veloci: l'opposto della fluidità di Suzuka. In sella si passa il tempo o in piena accelerazione o in staccata violenta, e proprio le staccate sono il marchio di fabbrica della pista. Il punto simbolo è il rettilineo opposto ai box, in discesa, che si chiude con una curva a destra molto stretta al termine di una delle frenate più brutali dell'intero calendario della MotoGP: in poche centinaia di metri le moto perdono una quantità enorme di velocità, i freni vengono messi alla frusta e gli avambracci dei piloti pure. A Motegi contano la stabilità in frenata e la trazione in uscita dalle curve lente molto più della velocità di percorrenza, ed è per questo che i sorpassi si costruiscono quasi sempre all'interno, sull'ultimo istante di staccata.

La MotoGP e il Gran Premio del Giappone

Motegi entrò nel calendario del Motomondiale nel 1999 con la denominazione di Gran Premio del Pacifico, perché il titolo di Gran Premio del Giappone spettava allora a Suzuka. Fu una tragedia a cambiare la geografia del campionato: dopo l'incidente mortale di Daijiro Kato a Suzuka nel 2003, la classe regina non tornò più su quella pista e dal 2004 il Gran Premio del Giappone si corre stabilmente a Motegi. Da allora la gara è mancata soltanto nel 2020 e nel 2021, cancellata per la pandemia, prima del ritorno nel 2022. Per la Honda, proprietaria dell'impianto, il weekend è una sorta di adunata aziendale davanti a ingegneri, dirigenti e dipendenti; per Yamaha e gli altri marchi giapponesi è comunque la corsa di casa. Il pubblico, competente e ordinatissimo, trasforma le tribune in un mosaico di bandiere dei costruttori.

Titoli decisi in autunno

La collocazione nel finale di stagione ha reso Motegi teatro ricorrente di verdetti iridati. Marc Márquez vi ha conquistato più di un titolo della classe regina: nel 2016, quando le cadute di Valentino Rossi e Jorge Lorenzo gli consegnarono la corona in diretta, e ancora nel 2018, quando Andrea Dovizioso, in lotta con lui per la vittoria, scivolò negli ultimi giri. Anche i piloti giapponesi hanno scritto pagine memorabili davanti ai propri tifosi, nelle varie classi, con vittorie che hanno fatto esplodere le tribune. Ma il copione più tipico resta quello del duello in staccata: a Motegi le gare si decidono raramente nei tratti veloci e quasi sempre sui freni, all'ingresso delle curve lente, dove basta un metro di ritardo per trasformare un sorpasso in una scivolata.

Oltre la pista: museo, resort e vivaio

Nel 2022 la Honda ha ribattezzato l'impianto Mobility Resort Motegi, mandando in pensione il nome Twin Ring. La nuova denominazione fotografa ciò che il sito è diventato: molto più di un autodromo. Nel comprensorio si trova la Honda Collection Hall, il museo che custodisce moto da Gran Premio, Formula 1 e veicoli di serie di tutta la storia del marchio, insieme a piste di kart, percorsi avventura nel bosco, aree campeggio e un albergo interno. Il resto dell'anno il circuito lavora senza sosta: la pista stradale ospita regolarmente la Super GT, il grande campionato giapponese per vetture sport, e la Super Formula, vertice delle monoposto nazionali, entrambe animate dalla rivalità perenne tra motori Honda e Toyota, oltre ai campionati motociclistici nazionali e a innumerevoli gare amatoriali. Dal kart dei bambini al prototipo ufficiale, a Motegi passa tutta la piramide del motorsport giapponese. Per chi programma una visita, il consiglio è di trattare il weekend di gara come una piccola spedizione: l'impianto sorge volutamente in mezzo alla campagna, lontano dalle grandi città, e moltissimi tifosi scelgono il campeggio nei dintorni, trasformando il Gran Premio in una sorta di festival autunnale. Chi ha un giorno in più può abbinare la trasferta alle meraviglie della regione di Tochigi, a cominciare dai celebri santuari di Nikkō, e tornare a casa con molto più di una corsa negli occhi.

Sulla mappa

Aprite la nostra mappa interattiva e cercate Motegi: vedrete con chiarezza la pista stradale infilarsi sotto l'ovale addormentato, una configurazione che non esiste in nessun altro angolo del pianeta. Da lì potete proseguire il viaggio tra i circuiti giapponesi, da Suzuka al Fuji Speedway, oppure attraversare il Pacifico per confrontare l'anello di Motegi con i superspeedway americani che lo ispirarono. Centinaia di circuiti, ovali e speedway vi aspettano: buona esplorazione.