Mugello: il capolavoro toscano della Ferrari
A una trentina di chilometri a nord-est di Firenze, adagiato in una conca verde dell'Appennino tosco-emiliano, sorge il circuito che i piloti della MotoGP indicano quasi all'unanimità come il più bello del calendario. L'Autodromo Internazionale del Mugello è di proprietà della Ferrari, segue le pieghe naturali del terreno invece di stravolgerle, e possiede un rettilineo del traguardo così lungo che le moto della classe regina superano abbondantemente i 350 km/h prima di tuffarsi in discesa verso la prima staccata. Pochi luoghi al mondo fondono paesaggio, storia e velocità con questa naturalezza.
Mugello, terra di motori
Il legame fra questa valle e le corse è molto più antico dell'autodromo. Già nei primi decenni del Novecento il Mugello ospitava gare su un lunghissimo circuito stradale ricavato dalle strade pubbliche dell'Appennino, fra tornanti, passi e attraversamenti di paese, nella grande tradizione italiana delle corse su strada. Disputate a fasi alterne fino ai primi anni Settanta, quelle gare fecero del nome Mugello una leggenda del motorismo nazionale ben prima che esistesse un solo metro di pista permanente. Quando correre su strade di montagna aperte divenne improponibile, il territorio non rinunciò alla propria passione: scelse di darle una casa. L'autodromo attuale, inaugurato nel 1974 alle porte di Scarperia, nacque proprio per conservare lo spirito del vecchio percorso stradale, con i suoi saliscendi, i dossi ciechi e quel ritmo che ancora oggi lo distingue da qualsiasi tracciato disegnato a tavolino.
Quindici curve senza respiro
La pista misura 5,245 chilometri e allinea quindici curve, nove a destra e sei a sinistra, legate fra loro con una fluidità che è diventata proverbiale. In fondo al rettilineo, lungo oltre un chilometro, la San Donato impone una staccata violenta, resa insidiosa dalla discesa e dal dosso che precede il punto di frenata. Seguono la Luco e la Poggio Secco, poi la Materassi e la Borgo San Lorenzo, prima della sequenza più celebre: Casanova e Savelli precipitano verso le due Arrabbiate, lunghi curvoni a destra da percorrere con un impegno totale, il cui nome dice già tutto. La Scarperia e la Palagio formano un rapido sinistra-destra, il Correntaio apre il tratto posteriore, e attraverso la variante Biondetti si arriva alla Bucine, l'ultima curva, che rilancia moto e monoposto sul rettilineo infinito. Non c'è un solo punto in cui il tracciato conceda una pausa: premia la precisione, il senso del ritmo e una buona dose di coraggio. Un dettaglio non secondario: le curve sono abbastanza larghe da consentire più traiettorie, ed è per questo che il Mugello regala così spesso staccate disperate alla San Donato all'ultimo giro e duelli di scia lungo il rettilineo. Anche gli ingegneri lo adorano, perché il layout mette alla prova ogni qualità di un mezzo nello stesso giro: velocità massima, stabilità in frenata, grip a centro curva e rapidità nei cambi di direzione.
La proprietà Ferrari
Nel 1988 la Ferrari acquistò l'impianto, e da allora il Mugello è diventato una delle strutture meglio curate d'Europa. Maranello ha investito per decenni in box, paddock, vie di fuga e in un asfalto la cui qualità è nota nel paddock di ogni categoria. Per molti anni il circuito è stato il banco di prova preferito della Scuderia per i test di Formula 1, e ancora oggi ospita gli eventi per i clienti del Cavallino, il Ferrari Challenge e innumerevoli giornate di sviluppo. La vicinanza con la fabbrica rende il rapporto quasi domestico: il Mugello funziona come la succursale toscana di Maranello, e la sagoma di una rossa lanciata sotto il crinale appenninico fa parte del paesaggio quotidiano, non dell'eccezione.
Il Gran Premio d'Italia della MotoGP
Se la Ferrari possiede le mura, l'anima del Mugello parla la lingua delle due ruote. Dai primi anni Novanta il circuito è la casa fissa del Gran Premio d'Italia del motomondiale, un appuntamento cresciuto fino a diventare una delle grandi feste dell'anno sportivo italiano. Il tracciato sembra disegnato per le moto: i dislivelli caricano e scaricano le gomme, i curvoni chiedono angoli di piega prolungati e il rettilineo produce le velocità di punta più alte dell'intero campionato. I piloti ne parlano con una reverenza riservata a pochissime piste, e per i costruttori italiani il weekend vale come una finale in casa: un successo davanti al pubblico toscano pesa molto più dei punti che assegna. C'è poi la cornice: i pendii attorno al tracciato formano tribune naturali dalle quali decine di migliaia di spettatori dominano più curve contemporaneamente, mentre il rombo dei motori rimbalza fra i versanti della valle. Chi ha passato una domenica di gara su quelle colline, fra fumo di griglia, bandiere e cori, difficilmente riesce a non tornarci l'anno successivo.
Valentino e la collina gialla
Impossibile raccontare il Mugello senza Valentino Rossi. Fra il 2002 e il 2008 il campione di Tavullia vinse sette edizioni consecutive nella classe regina, e in quegli anni ogni giugno le colline attorno alla pista si tingevano di giallo fluorescente. I suoi tifosi occupavano i prati sopra i tratti più veloci, accendevano fumogeni, srotolavano striscioni e trasformavano il weekend di gara in qualcosa di più vicino a una finale di calcio che a un evento sportivo. Anche dopo il ritiro del Dottore le tribù gialle continuano a tornare, oggi al seguito dei piloti dell'academy VR46, e qualunque italiano in lotta per il podio viene letteralmente spinto avanti dal boato delle colline. L'invasione di pista della domenica sera, dopo la bandiera a scacchi, è un rito che si ripete identico da decenni.
La parentesi della Formula 1 nel 2020
Nonostante il pedigree ferrarista, il Mugello ha dovuto aspettare a lungo la Formula 1. L'occasione arrivò con la stagione 2020, ricostruita in emergenza attorno ai circuiti europei: a settembre l'autodromo ospitò il Gran Premio della Toscana, valido per il campionato del mondo. La gara coincise con il millesimo Gran Premio iridato della Ferrari, celebrato con una livrea speciale, e si trasformò in un pomeriggio caotico, interrotto più volte dalla bandiera rossa e vinto da Lewis Hamilton. I piloti ne uscirono impressionati dai curvoni veloci e dalla fatica fisica del giro. Da allora la Formula 1 non è più tornata, ma quel weekend ha chiuso ogni discussione: il tracciato toscano regge il confronto con qualsiasi pista del calendario moderno.
Oltre le gare: visitare il Mugello
L'autodromo vive quasi tutto l'anno: Superbike, gare GT e turismo, festival storici, presentazioni delle case e un flusso continuo di track day per chi vuole misurarsi con le Arrabbiate. Chi punta al weekend della MotoGP deve muoversi per tempo: i prati sopra le Arrabbiate e la Poggio Secco offrono visuali spettacolari e i campeggi della zona si riempiono con settimane di anticipo. E poi c'è il Mugello stesso, che merita il viaggio anche senza motori: ville medicee, borghi, strade di passo amate dai ciclisti e una cucina che da sola giustifica la trasferta. Sentire una moto solitaria sfrecciare sul rettilineo, con l'eco che rimbalza fra i versanti, basta a capire perché i piloti amino questo posto come pochi altri.
Sulla mappa
Il Mugello è uno delle centinaia di autodromi, circuiti stradali e speedway censiti sulla nostra mappa interattiva. Ingrandite la Toscana per vedere come la pista si insinua nella valle vicino a Scarperia, poi allargate lo sguardo per scoprire gli altri templi italiani della velocità, dal parco reale di Monza alle curve di Imola lungo il Santerno. Ogni segnaposto rimanda alla posizione esatta dell'impianto: perfetto per pianificare un viaggio a tema motori nel cuore dell'Italia, o semplicemente per esplorare il mondo delle corse dallo schermo.