Silverstone: dall'aeroporto militare al tempio della velocità britannica
C'è un filo diretto che lega i bombardieri Vickers Wellington della Seconda guerra mondiale alle monoposto ibride di oggi, e passa per un lembo di campagna inglese al confine tra il Northamptonshire e il Buckinghamshire. Silverstone, sede della prima gara del Mondiale di Formula 1 nel maggio del 1950, non nacque affatto come circuito: era la base RAF Silverstone, un aeroporto di addestramento costruito in piena guerra. Oggi quello stesso terreno ospita il Gran Premio di Gran Bretagna e una delle sequenze di curve più venerate del pianeta, l'incrocio velocissimo di Maggotts, Becketts e Chapel. Poche piste al mondo raccontano così tanta storia in un solo giro.
Le origini militari
La base aerea di Silverstone entrò in funzione nel 1943, quando la guerra aerea sull'Europa spinse la Gran Bretagna a costellare le Midlands di nuovi aeroporti militari. Vi si addestravano gli equipaggi dei bombardieri, al lavoro sui bimotori Vickers Wellington prima dell'assegnazione ai reparti operativi. L'impianto seguiva lo schema classico dell'epoca: tre piste che si incrociavano a formare un triangolo, una strada perimetrale che abbracciava l'intero sedime e, sparsi tutt'attorno, hangar, officine e piazzole di sosta ricavate da terreni agricoli.
Finita la guerra, la Royal Air Force si ritrovò con molti più aeroporti del necessario e Silverstone venne presto abbandonato al silenzio, con le pecore a brucare tra le piste di decollo. Ma gli ingredienti di un circuito c'erano già tutti: superfici larghe e piatte progettate per reggere il peso degli aerei, lunghi rettifili e un anello perimetrale che sembrava disegnato apposta per correre. In un Paese che aveva perso Brooklands, la sua cattedrale della velocità d'anteguerra, un'occasione simile non poteva restare inutilizzata.
Il Gran Premio che inaugurò il Mondiale
Il Royal Automobile Club prese in affitto l'area e nell'ottobre del 1948 vi organizzò il primo Gran Premio di Gran Bretagna del dopoguerra, su un tracciato improvvisato che sfruttava tratti delle piste di volo e della strada perimetrale, con balle di paglia al posto delle barriere. Vinse Luigi Villoresi su Maserati, davanti a una folla enorme che dimostrò quanto il pubblico britannico avesse fame di corse. L'anno successivo il disegno venne semplificato e portato interamente sull'anello esterno: nasceva così il carattere veloce e scorrevole che contraddistingue Silverstone ancora oggi.
La data più celebre arrivò il 13 maggio 1950, quando il Gran Premio di Gran Bretagna aprì il neonato Campionato del mondo piloti della FIA: la prima gara iridata della storia della Formula 1. Re Giorgio VI assistette dal vivo insieme alla famiglia reale, mentre le Alfa Romeo 158 con compressore dominarono la giornata. Vinse Giuseppe Farina, davanti ai compagni di squadra, e a fine stagione lo stesso Farina sarebbe diventato il primo campione del mondo della storia. Il Mondiale di Formula 1, insomma, ha emesso il suo primo vagito su un vecchio campo d'aviazione riconvertito.
L'anatomia di Maggotts e Becketts
Chiedete a un pilota moderno quale sia la sequenza di curve più bella del mondo e quasi sempre la risposta cadrà sul tratto Maggotts, Becketts e Chapel. Si tratta di una catena rapidissima di cambi di direzione, sinistra, destra, sinistra, destra, che sfocia nella curva Chapel e va affrontata a velocità altissima. Su una Formula 1 attuale non si frena quasi mai: bastano brevi alzate di piede, mentre le forze laterali che il pilota incassa sono tra le più elevate dell'intera stagione.
La vera insidia sta nella concatenazione. Ogni cambio di direzione prepara il successivo, e un ingresso troppo ottimista nella prima piega a sinistra si paga lungo tutta la sequenza, compromettendo l'uscita da Chapel e quindi l'intero rettilineo dell'Hangar che segue, fino alla staccata di Stowe. Gli ingegneri amano questo settore perché mette a nudo senza pietà la qualità aerodinamica di una vettura; i piloti lo amano perché un passaggio perfetto regala una sensazione simile al volo. Il paragone corre alle esse di Suzuka o all'Eau Rouge di Spa, e molti professionisti lo mettono davanti a entrambe.
Toponomastica di un circuito
I nomi delle curve di Silverstone compongono una vera mappa del territorio circostante. Maggotts deriva da Maggot Moor, una brughiera confinante. Becketts e Chapel ricordano la cappella medievale dedicata a san Tommaso Becket che sorgeva nei paraggi. Stowe indica la celebre scuola privata a sud del circuito, Abbey e Luffield rimandano all'antica abbazia di Luffield, mentre Copse prende semplicemente il nome da un boschetto adiacente.
Altri nomi custodiscono la storia dell'impianto stesso. Il rettilineo dell'Hangar deve il suo nome agli hangar aeronautici che lo costeggiavano ai tempi della base militare. Club è un omaggio al Royal Automobile Club, primo gestore del circuito, e Woodcote onora la tenuta di Woodcote Park, di proprietà dello stesso sodalizio. Nulla di tutto questo è nato a tavolino: la toponomastica si è stratificata in modo naturale, ed è proprio per questo che resiste. Imparare quei nomi significa già conoscere il circuito, e a un appassionato bastano poche parole per raccontare un giro intero.
Silverstone moderna: la Wing e il layout Arena
Silverstone non è mai stato un pezzo da museo. Per decenni il Gran Premio di Gran Bretagna si è alternato tra più sedi, prima con Aintree negli anni Cinquanta e nei primi anni Sessanta, poi con Brands Hatch, finché dal 1987 Silverstone ne è diventato la casa fissa. All'inizio degli anni Novanta un profondo ridisegno introdusse le sezioni Vale e Complex, e a metà del decennio, come in tutto il motorsport, arrivarono ulteriori ritocchi dettati dalla sicurezza.
La metamorfosi più vistosa dell'era moderna è datata 2010, con la costruzione del nuovo settore Arena, e 2011, con l'inaugurazione della Silverstone Wing, l'imponente complesso di box e paddock che spostò la linea di partenza nella posizione attuale, tra Club e Abbey. Il tracciato oggi utilizzato per il Gran Premio misura circa 5,9 chilometri e, nonostante tutti gli interventi, resta tra i più veloci del calendario. Un dettaglio non da poco: il circuito appartiene al British Racing Drivers' Club, un'associazione di piloti. A custodirne l'anima, dunque, sono persone che hanno corso davvero.
Non solo Formula 1
La Formula 1 è la punta di diamante, ma Silverstone lavora tutto l'anno. Dalla grande ristrutturazione in poi ospita anche il Gran Premio di Gran Bretagna della MotoGP, offrendo ai tifosi delle due ruote la loro personale interpretazione di Maggotts e Becketts. Il calendario si riempie poi di gare endurance, di campionati nazionali come il turismo britannico e il British GT, di corse di club e track day, oltre al grande festival storico che ogni estate riporta interi schieramenti di vetture d'epoca sul vecchio aeroporto.
Lo stesso Gran Premio è diventato uno degli appuntamenti più frequentati dell'intera stagione di Formula 1, con campeggi che dilagano attorno ai villaggi vicini e un pubblico famoso per il suo calore. Gli idoli di casa hanno sempre alimentato quell'atmosfera, e la straordinaria serie di vittorie casalinghe di Lewis Hamilton ha trasformato per anni la domenica di gara in una festa nazionale non dichiarata. Qualunque sia l'epoca del motorsport che vi appassiona, un capitolo importante è stato scritto qui.
Sulla mappa
Silverstone è soltanto uno dei tanti punti luminosi nel panorama mondiale della velocità, che spazia dai grandi autodromi storici ai piccoli circuiti nazionali e agli ovali di ogni continente. Sulla nostra mappa interattiva potete individuare con precisione il vecchio aeroporto al confine tra le due contee e poi allargare lo sguardo a tutti gli altri impianti che abbiamo censito. Perfetta per progettare un viaggio di circuito in circuito, o semplicemente per scoprire la pista più vicina a casa vostra.